Princess VS Malefic

Saggio Musical – Spettacolo di fine anno della Scuola Danza, Musical e Fitness EXPLODANCE

Saggio Musical di fine anno che contrappone le principesse alle malefiche, un intreccio spensierato e divertente delle favole Disney; una storia simpatica, rivisitata ed adattata al 21° secolo che vuole rendere omaggio al genio di Walt Disney.

La fantasia non potrà mai invecchiare, per la semplice ragione che rappresenta un volo verso una dimensione che giace al di là del tempo.

Le immagini dell’intero spettacolo le troverete cliccando sul seguente link: IMMAGINI  cliccare poi GALLERIE PRIVATE e successivamente su Princess vs Malefic

Tu SEI Leggenda

“La cavalcata clamorosa, straordinaria, leggendaria della nostra Juve viene narrata qui, su queste pagine esaltanti, acquerellate con le inimitabili descrizioni del autore Roberto Savino, coreografate dalle foto di Francesco Di Leonforte, due cari amici, due grandi professionisti, due veri cuori juventini palpitanti, due dispensatori di emozioni allo stato puro. Un’ennesima stagione trionfale a marchio Juventus va in archivio, ma questa è speciale in tutte le sue forme, l’importante è non mollare mai, …”

Queste belle parole sono tratte dalla prefazione dell’amico Franco Leonetti, giornalista-scrittore, che introduce la nuova fatica letteraria di Roberto. Anche quest’anno ci siamo divertiti a ideare e realizzare in proprio una piccola opera letteraria/fotografica dedicata alle gesta della Juventus 2016/17.

Lo si può trovare su robertosavino.com

Di seguito alcune delle 70 immagini contenute nel libro!

I misteri di Red Maples

I misteri di Red Maples: una favola moderna che narra la natura e la sua magnificenza, l’armonia del vivere con gli altri e con l’ambiente circostante e che viene raccontata attraverso un percorso coreografico e musicale davvero singolare. Saremo catapultati in un atmosfera dalle vivaci tinte autunnali che ci lascerà senza fiato. In questa splendida cornice vivremo i personaggi e la loro storia  attraverso i corpi in movimento. Coinvolti dal gioco delle coreografie e dalle meravigliose musiche, alla fine, avremo l’impressione di conoscere da sempre questo villaggio fantastico, di farne parte. Red Maples sembrerà reale. Tutto questo grazie allo straordinario potere della fantasia che, unitamente all’arte della danza e della musica , è capace di risvegliare il mondo emotivo e ludico nascosto in ognuno di noi, offuscato dagli affanni quotidiani.

La regia di “I Misteri di Red Maples” è di Arturo Cannistrà.

Cira Intermite, autrice del libro, fonte ispiratrice dello spettacolo,  da un progetto “Leggere… per Ballare” nella splendida cornice del Teatro Masini di Faenza.

CSEN 2017

La danza è la madre di tutte le arti. La musica e la poesia esistono nel tempo; la pittura e l’architettura nello spazio. Ma la danza vive contemporaneamente nel tempo e nello spazio. Prima di affidare le sue emozioni alla pietra, al suono, l’uomo si serve del suo corpo per organizzare lo spazio e ritmare il tempo. (Curt Sachs)

Sull’argomento sono stati scritti libri, trattati, enciclopedie. Ma a volte i pensieri si possono esprimere in una pagina, in una frase, in una parola…. in una foto.

La Galeria completa delle immagini di giornata —> IMMAGINI  – clicca su GALLERIE PUBBLICHE – Per info 340 9196197 – Francesco – fotodileo@gmail.com

 

Saggio di Natale 16

Il saggio di natale, da sempre, suscita emozioni contrastanti: da momento atteso tutto l’anno a preoccupazione per chi proprio non riesce a vincere l’ansia da palcoscenico. Si sa molto bene quanto sia dispendioso in termini di tempo e di energie cercare, ogni anno, un’idea nuova in grado di coniugare le esigenze degli insegnanti e al tempo stesso di offrire un’immagine della scuola sempre migliore. Il saggio è appositamente pensato per valorizzare gli allievi di ogni fascia d’età, dai bambini più piccoli fino ai ragazzi e agli adulti.

Il Gruppo Danza di Forlimpopoli, come consuetudine vuole, si è esibito presso il teatro Verdi al tradizionale Saggio natalizio. Tutte belle tutte brave le piccole danzatrici agli ordini delle rispettive insegnanti che hanno sfoggiato quello che hanno imparato.  Un imperdibile appuntamento per tutti allievi, Maestri, trainer, genitori, amici e parenti.

Qui un accenno delle immagini della serata; per una visione completa si rimanda al seguente link:

Saggio di Natale 16

 

Reale o virtuale

Il virtuale non è una novità, e meno ancora – come pretendono alcuni – una stravolgente novità. Da sempre, noi esseri umani abbiamo avuto la possibilità e l’impellente necessità di arredare illusoriamente il mondo. È superfluo ricordare, perché troppo ovvio, la nostra propensione a illuderci, a farci illusioni, sulla realtà, e su noi stessi, e a rendere irreale il reale, e viceversa…

Arte Giapponese al MIC

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Non cercare di seguire le orme dei savi di un tempo; cerca ciò che essi cercavano

Varie

Giappone in mostra al Museo internazionale delle ceramiche in Faenza. Al Mic per ‘Made in Japan, La scultura ceramica giapponese del XX secolo nelle collezioni del MIC” sono esposte varie opere d’arte nipponica nell’ambito delle celebrazioni del 150esimo anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia.

Per contestualizzare la tradizione giapponese, che dalla metà del XIX secolo affascinò l’Europa, sono esposte dieci stampe di foto di Tomoko Goto della serie ‘Tokyo lost and found’.

Confesso che senza l’occasione della mostra “Made in Japan” e senza la spinta di mia figlia, non mi sarei sognato di andare ad un museo delle ceramiche. Invece, una domenica qualsiasi, lontano dai centri commerciali, si trasforma in una bella occasione per conoscere un mondo così lontano da noi.

Centinaia di fiori in primavera, la luna in autunno,
la brezza fresca d’estate, la neve in inverno.
Se non occupi la tua mente in inutili cose,
ogni stagione è per te una buona stagione.
Wu-men

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Bertinoro per tutte le stagioni

Bertinoro, piccolo paesino, dall’alto del suo colle domina buona parte della Romagna e offre sempre tanti spunti da fotografare. Nominato pure nella Divina Commedia di Dante all’inizio del quattordicesimo secolo.

Durante l’esilio Dante fu ospite di diverse corti e famiglie della Romagna, e fra il 1302 e il 1308 degli Ordelaffi, signori ghibellini di Forlì. In precedenza Dante, in qualità di capitano dell’esercito degli esuli, aveva organizzato insieme a Scarpetta Ordelaffi, un tentativo di rientrare a Firenze. L’impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese, Fulcieri di Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano. Dante tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e, forse, nel 1316.  Il sommo poeta inserisce nella sua opera numerose citazioni di Forlì e del suo territorio.

Nel Canto XIV del Purgatorio, Dante fa menzione di Bertinoro per rievocare l’ideale, ormai spento, del vivere cavalleresco:

“Le donne e ’ cavalier, li affanni e li agi

che ne ’nvogliava amore e cortesia

là dove i cuor son fatti sì malvagi.

O Brettinoro, ché non fuggi via,

poi che gita se n’è la tua famiglia

e molta gente per non esser ria?”

Buffon, il campionissimo

Ode a Buffon, campionissimo senza tempo, impossibile descrivere le sue gesta, se non attraverso la bravura ed il sarcasmo dell’amico Roberto Savino! Questo è tratto dal libro TRAVOLGENTI, ennesima sua opera letteraria di cui ho avuto l’onore ed il piacere di coadiuvarlo con le immagini e di omaggiarlo al grande Gigi.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai saracinesca o mura,
ché la diritta via dell’altrui punto era smarrita. 1

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
del selvaggio Fernandez sì aspro e forte
che nel pensier rinova la paura! 2

Tant’è amara per loro che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò del prode Chiellin e de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. 3

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era nel pien di conquiste a quel punto
che la piegata via abbandonai. 4

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quello stivale
che alcuna paura m’avea il cor compunto, 5

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi gialli e rossi del pianeta
che respingo dritto altrui per ogne palle. 6

Allor fu la paura un poco queta,
che nel Chievo del cor m’e’ perdurata
la notte ch’i’ passai col guancial di seta. 7

E come con Cerci che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata, 8

così l’animo mio, ch’ancor non sentiva,
si volse dopo i ciociari a rimirar lo passo
che non lasciò quasi mai persona viva. 9

Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso, ripresi via per la sua gamba ben erta,
sì che ’l piè fermo dell’altro era più dietro e basso. 10

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta; 11

e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ’mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per la sventola di destro ritornar più volte vòlto. 12

Temp’era dal principio del mattino,
e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino 13

mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar su Eder m’era cagione
di quella fiera opposizion a pelle 14

l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone. 15

Questi parea soltanto che contra me venisse
con la test’alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse. 16

Ed un Toloi, che di tutte brame
sembiava lupa sì carca ne la sua magrezza,
ma che poche genti fé già viver grame, 17

questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza. 18

E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne ’l tempo che perder lo face,
che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista; 19

tal mi fece il Politano sanza pace,
che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace. 20

Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi tramonti prima fu tutt’altro che fioco. 21

Quando vidi costui nel gran diserto,
“Miserere di me”, gridai a lui,
“qual che tu sii, od ombra od omo certo!”. 22

Rispuosemi: “ombra già pe’ i milanesi fui,
e li parenti di Accra e non lombardi,
ghanesi per patrïa ambedui”. 23

Ciabattò male ancor che fosse tardi,            
dimostrò sotto sotto tanto buon gusto
molto più di quel Sansone co’i sui dardi. 24

“Poeta sei, e cantarò di quel giusto
figliuol di Dino che la gloria ingoia,
poi che ’l superbo record fu quasi combusto”. 25

“Ma tu perché sforni tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?”. 26

“Il vello s’appronta dopo tre per sessanta dalla fonte
di una disfida parentale poco in là dal largo fiume”,
rispuos’io con speranzosa fronte. 27

“Comunque vada al poeta onore e lume,
vagliato ’l lungo studio e ’l grande amore
che c’ ha fatto sublimar lo tuo volume”, 

Replicammo noi con orgoglioso ardore. 28

1. La leggenda narra di un famoso portiere di una nota squadra di calcio a cavallo del II e III millennio il quale, giunto intorno alla metà della sua vita terreste, si ritrova ad inseguire un risultato personale inimmaginabile. Paragonatosi ad una “saracinesca” o ad un “muro”, il portiere fa smarrire la via del gol agli avversari. Secondo alcune fonti, invece, il punto smarrito sarebbe quello in classifica delle squadre che via via lo affrontano. Tale tesi è contestata dal Fisherman in virtù del pareggio, l’unico, conquistato dal Bologna nelle dieci partite del racconto, che renderebbe contraddittorio il canto.

2. Il portiere descrive in prima persona i pericoli corsi nel lungo cammino verso il risultato, messo in discussione già dopo pochi minuti dal siluro di Fernando (Sampdoria) che lo lascia impietrito.

3. Nella stessa contesa, a salvarlo è anche l’amico Chiellini, un guerriero dal naso pronunciato e dalla testa perennemente fasciata, pronta a deviare in maniera decisiva l’ultimo, disperato, assalto dei blucerchiati.

4. Intento al raggiungimento dei risultati della propria squadra, il portiere non ricorda nemmeno il momento in cui ha terminato di piegarsi a raccogliere palloni dal fondo della rete.

5. Là dove termina lo stivale (o dove comincia, non si sa, tutto è relativo), Buffon non corre pericoli. E’ la sfida al Friuli conl’Udinese. Alcuni, sprovveduti, studiosi asseriscono che trattasi della partita con l’Aosta, ma la tesi è assolutamente minoritaria.

6. Prestazione sicura è quella contro la Roma che, però, non è lo spauracchio che si temeva.

7. Pochissimi pericoli anche nella sfida col Chievo, affrontata dal portiere senza patemi e con un cuscino di tessuto pregiato sotto la testa.

8. E’ Cerci, personaggio mitologico metà uomo e metà gambero, ad impensierire, senza successo, il protagonista nella partita colGenoa.

9. L’animo del portiere non sente ancora l’avvicinarsi dell’obiettivo, fin quando, dopo aver affrontato il Frosinone, non si guarda indietro scoprendo di aver racimolato già tanti minuti di imbattibilità, come pochi altri han saputo fare.

10.  Non ha tempo di rilassarsi il guardiano, che l’altro amico, tal Bonucci, nella partita col Napoli lo salva con uno strepitoso intervento in estensione, capace di lasciare attonito l’avversario, rimasto con il suo piede “più dietro e basso”.  Per i più, trattavasi di Higuain, animale da gol argentino dell’epoca. Per pochi altri, di Maradona; tesi, quest’ultima, rifiutata con orrore dai più esperti, raffrontando le più che attendibili fonti relative all’epoca i cui i due han calcato i campi di gioco.

11. Si va a Bologna, una squadra che vola in classifica e pericolosa come un felino agile e veloce.

12. Nel match, Buffon è impegnato dalla sventola di Destro e lì confessa la sua paura di “ritornar più volte volto”, ossia di perdere ciò che ha conquistato. Secondo alcuni, visto il minuscolo, la sventola era col piede destro, ma l’autore resterebbe ignoto.

13.-14. Gli astri sono con lui nella partita con l’Inter quando si oppone d’istinto alla conclusione di Eder.

15.-16. Nella partita con l’Atalanta, Buffon teme di capitolare alla vista di un Leone. Nessuna paura, è solo il suo compagno Mandzukic che lo protegge.

17. A graziarlo è tal Toloi, affamato come un lupo ma, in quanto non propriamente un cecchino, incapace di colpirlo da pochi metri.

18. In quel momento, Buffon ha perso le speranze di raggiungere la vetta, ma si salva.

19. Il portiere pensa di essere stato troppo avido, al punto da dover piangere di dolore quando raccoglierà il pallone in rete.

20. La medesima sensazione coglie il portiere quando Politano per poco non lo beffa nella partita col Sassuolo. Per poco il protagonista vede le tenebre.

21.  I cattivi pensieri aumentano quando davanti al portiere si presenta Duncan, un avversario capace qualche giorno prima di punire il Milan.

22. Buffon lo supplica di aver misericordia di lui e gli chiede se costui è un uomo, un’ombra o cosa.

23. Il giocatore gli risponde che ombra è stato per i milanesi e che lui è ghanese.

24. Duncan sciupa l’occasione assecondando il desiderio del portiere. Molto meno lo ascolta Sansone che lo impegna con le sue frecce.

25. Il destino lo informa che presto si tesseranno le sue lodi, visto che il record impossibile sta per essere bruciato.

26. Il destino si annoia e lo invita a salire sulla vetta, inizio e fine della gioia.

27. Il protagonista ricorda al destino che mancano ancora tre minuti dall’inizio della prossima partita, il derby di Torino.

28. Il canto termina con il coro dei tifosi che rendono onore al loro Capitano, comunque vada a finire.

di Roberto Savino

Complesso residenziale

Progettato nel 2006 e mai realizzato, questo complesso residenziale e non solo, ha subito l’inerzia e l’ottusità della burocrazia. “Devo confessare che quando si tratta di burocrazia non riesco a liberarmi da un certo astio personale. Ci sono cose più gravi e più preoccupanti dell’assillante stupidità della burocrazia. Ma poche sono così fastidiose, così balorde, così esasperanti e quotidianamente persecutorie come l’ottusità burocratica”. Franz Kafka ne aveva fatto un’efficace, quanto deprimente, descrizione novant’anni fa. Ma da allora le cose non sono migliorate.

Intanto attraverso alcuni bozzetti vi mostro una delle tante soluzioni possibili per tentare di ricucire un pezzo di città.

Alba o Tramonto

Un aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti.

Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto.

Solitamente in un certo luogo ci sono colori tendenzialmente diversi dall’alba al tramonto. All’alba si hanno zone illuminate molto nitide e fresche con una luce dorata che nel tramonto diventano più “impastate” anche se nulla toglie che con determinate condizioni atmosferiche possano variare diametralmente tali condizioni; nell’alba c’è sempre una componente tendenzialmente violacea che nel tramonto diventa più rosso/magenta con una luce più “potente” e volendo meno “gentile”.

Senza conoscere il soggetto penso che sia comunque difficile stabilire con certezza di quale momento della giornata si tratta. Qui vi mostro alcune immagini raccolte con il mio Iphone  5, sempre alla ricerca del fascino di un emozione!

Quando un’alba o un tramonto non ci danno più emozioni, significa che l’anima è malata.

Paulo Dybala, il Predestinato

Paulo Dybala, predestinato, attaccante Juventus, piede vellutato, viso d’angelo e campione affermato a soli 22 anni.

“Piango per mio padre, morto quando avevo 15 anni. Ha lottato per tanto tempo contro un tumore al pancreas, ma è stato inutile A me, per proteggermi non dicevano tutto, così io mi illudevo, speravo che guarisse. Oggi parlo spesso di lui con mamma, mi succede di sognarlo e ogni volta mi sveglio tra le lacrime. Mio padre aveva un sogno: che uno almeno dei suoi tre figli diventasse calciatore. Non c’è riuscito Gustavo, il maggiore, e neanche Mariano, che tutti dicono fosse più forte di me, ma che è stato vinto dalla nostalgia di casa. Perciò io dovevo farcela: per onorare la memoria di papà ed esaudire il suo desiderio.

Lui mi aveva accompagnato ad ogni allenamento, un ora di macchine da Laguna Larga, dove vivevamo, a Cordoba. Quando mori, chiesi alla società farmi tornare a casa. Per sei mesi giocai nella squadra del mio paesino. E dato che non c’era più nessuno che poteva portarmi avanti e indietro dall’allenamento, mi trasferì nella pensione della squadra. Non fu facile: ero rimasto orfano da poco e avevo la famiglia lontano. Mi chiudevo in bagno a piangere, ma non ho mollato.

E oggi so che papà è orgoglioso di me. I miei gol li dedico a lui.”

Paulo Dybala